Informazioni per la valutazione dei rischi secondo il modello delle procedure standardizzate nel settore dell’acconciatura. I rischi per la salute e per la sicurezza e la prevenzione del sovraccarico biomeccanico.

In Italia è rilevabile una delle più alte concentrazioni di acconciatori rispetto a tutti gli altri paesi dell’Unione Europea: nel nostro paese, infatti, “si può contare su un parrucchiere ogni 430 abitanti”.

Se quella di “coiffeur” è un’attività che permette spesso “continuo contatto con il pubblico, creatività, ambienti di lavoro vivaci”, presenta anche diversi rischi per la salute.

Infatti negli acconciatori “si segnala una bassa incidenza del rischio infortunistico a svantaggio del dato legato alle malattie professionali, principalmente per quanto riguarda le malattie della pelle. Il numero di parrucchieri che si ammala di patologie dermatologiche, quali dermatite, è dieci volte superiore a quello dei lavoratori impiegati in altri settori. Inoltre quasi il 40% dei parrucchieri soffre di malattie dell’apparato muscolo-scheletrico, una quota che è superiore alla media di circa cinque volte”.

A fornire questi dati e a offrire una utile panoramica dei rischi correlati al lavoro dei parrucchieri in Italia è un documento – prodotto dal servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (PISLL) dell’ Azienda USL 3 di Pistoia in collaborazione con OPTA (Organismo paritetico territoriale dell`artigianato) Pistoia e associazioni datoriali e sindacali – dal titolo “Salute e sicurezza degli acconciatori: indicazioni per la valutazione dei rischi secondo il modello delle procedure standardizzate”.

Una pubblicazione, che prende spunto dal documento ministeriale che definisce le procedure standardizzate cercando di adattarlo alle esigenze del comparto dell’acconciatura, e che costituisce uno “strumento semplice ed efficace per il processo della valutazione dei rischi all’interno delle piccole imprese ma non esaurisce l’esame di tutti i rischi che si possono presentare e non definisce l’esito di tale processo, che deve essere verificato caso per caso”.

Il documento, che riporta anche indicazioni sulla struttura e consistenza del comparto in Toscana, segnala che l’analisi di questo specifico settore lavorativo “ha messo in evidenza come la prevenzione sia attuata senza un metodo organico, facendo riferimento a modalità operative che derivano dall’esperienza dei lavoratori più anziani (in genere, i datori di lavoro) piuttosto che da una vera e propria formazione specifica in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

E dunque per arrivare ad una corretta valutazione dei rischi e ad un’adeguata gestione della prevenzione nel settore dell’acconciatura emerge innanzitutto la “necessità di una migliore percezione del rischio e una maggiore consapevolezza di tutti i soggetti esposti al rischio (datori di lavoro e lavoratori); tanto è vero che, per esempio, la denominazione prodotti ‘vegetali’ in riferimento ai prodotti per la tintura induce i lavoratori a pensare che tali prodotti siano del tutto naturali e quindi privi di effetti sulla salute”. Ed è importante rendersi conto – continua il documento – che “alcune problematiche, soprattutto quelle legate alla postura o al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, potrebbero essere risolte con una più efficace organizzazione del lavoro (per esempio, rotazione sui compiti o razionalizzazione degli spazi di lavoro) o attraverso semplici accorgimenti, come l’utilizzo di attrezzature ergonomiche”.

Infatti nella scelta degli arredi o nella progettazione del layout dei saloni “l’attenzione è rivolta soprattutto agli elementi estetici e al benessere del cliente”.

C’è invece la necessità di “assumere posture corrette durante il lavoro”. Una necessità spesso trascurata se “si tiene conto che in molti saloni sono presenti poltrone o lavatesta non regolabili in altezza o spazi molto ristretti dedicati a lavorazioni, come lo shampoo o la tintura, che si preferisce tenere nascoste alla vista degli altri clienti”.

È evidente che in questa situazione la prevenzione dei disturbi correlati al lavoro necessita, a sua volta, di una corretta valutazione dei rischi ai fini dell’individuazione e della “conseguente diffusione di regole tecniche e/o procedurali che possano diventare un utile riferimento per i lavoratori del settore”.

Il documento ricorda poi che una pubblicazione dell’Inail regionale Toscana – a cura di C. Breschi, E. Mastrominico, F. Pini – ha effettuato un’analisi dei dati relativi alle malattie professionali denunciate all’Inail nel comparto acconciatori che ha evidenziato una “riduzione delle malattie ‘tradizionalmente’ associate alle lavorazioni tipiche del mestiere (dermatiti, asma, ecc.) ed un parallelo aumento delle malattie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, ovvero di malattie di tipo multifattoriale per le quali non è sempre facile stabilire l’origine professionale”.

Segnaliamo che il documento si sofferma su diversi rischi per la salute e i corrispondenti fattori di rischio:

– “luoghi di lavoro: spazi sufficienti, illuminazione adeguata, ricambi d’aria, arredi ergonomici;

– sovraccarico biomeccanico dorso-lombare da posture incongrue e degli arti superiori da movimenti ripetuti;

– agenti fisici: rumore e vibrazioni;

– esposizione a sostanze chimiche pericolose;

– esposizione ad agenti biologici (contatto con liquidi biologici quali sangue, pus sudore, sebo) e parassiti

– stress correlato al lavoro: ritmi di lavoro”.

E si sofferma anche su alcuni rischi per la sicurezza.

Questi i fattori di rischio relativi:

– “ambienti di lavoro: spazi inadeguati, ingombri delle vie di circolazione, assenza di vie e uscite di emergenza, rischio scivolamento e caduta;

– uso di attrezzature di lavoro;

– impianto elettrico;

– rischio infortunistico da posture incongrue e prolungate nel tempo;

– rischio di ferite da taglio a mani o altre parti del corpo per l’uso di rasoi e forbici”.

Rimandando ad una lettura integrale del documento, ci soffermiamo infine su quanto indicato riguardo alle misure di prevenzione per il sovraccarico biomeccanico dorso-lombare da posture incongrue e degli arti superiori da movimenti ripetuti:

– “spazi di lavoro adeguati;

– sedie e lavabi regolabili in altezza o postazioni differenziate in relazione all’altezza del cliente;

– usare sgabelli per l’operatore;

– scelta di forbici secondo criteri ergonomici dotate di supporto per il mignolo;

– utilizzo di phon leggeri ed evitando piegamenti estremi del polso;

– organizzare la rotazione tra gli operatori consentendo pause regolari di almeno 10 minuti ogni ora;

– attivare la sorveglianza sanitaria”.

Nel documento un allegato è dedicato proprio alla valutazione preliminare del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Mentre per il rischio infortunistico da posture incongrue e prolungate nel tempo si suggerisce di:

– “introdurre sgabelli per gli operatori, organizzare pause regolari, posizionare i lavabi predisponendo spazio sufficiente per permettere all’operatore di stare vicino alla testa del cliente”;

– fornire un’adeguata “informazione e formazione” ai lavoratori.

Azienda USL 3 di Pistoia, “ Salute e sicurezza degli acconciatori: indicazioni per la valutazione dei rischi secondo il modello delle procedure standardizzate” a cura del servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (PISLL) USL 3 di Pistoia, in collaborazione con OPTA Pistoia, RSLT presso OPTA Pistoia, Confartigianato, CNA, Datori di lavoro rappresentanti di categoria, ver. PT20130606

 

Fonti: USL 3 Pistoia, Puntosicuro.it