Un modulo didattico fornisce utili informazioni per migliorare la sicurezza dei volontari cinofili: le attività di ricerca, gli scenari, i dispositivi di protezione individuale, i rischi specifici e i comportamenti di autotutela.

Il volontariato è ormai una componente fondamentale dei sistemi regionali di protezione civile e riguarda attività organizzate e qualificate in grado di intervenire, in situazioni di crisi e di emergenza, e garantire un livello di risposta adeguato.

Tuttavia questo dipende anche da un’idonea formazione e consapevolezza dei rischi, perché – come indicato nel Decreto 13 aprile 2011 recante “Disposizioni in attuazione dell’articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” – il volontario ha “il dovere di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone” e le organizzazioni di volontariato di Protezione Civile hanno l’obbligo di fornire formazione, informazione e addestramento adeguati.

Proprio per questo motivo alcune Regioni non solo forniscono interventi di formazione specialistici per il volontariato e gli operatori del sistema regionale di protezione civile, ma hanno anche pubblicato in rete alcuni moduli formativi per la realizzazione dei corsi.

È il caso di un modulo didattico, pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna, che riguarda i corsi per i volontari cinofili e che si intitola, infatti, “Sicurezza dei volontari cinofili”.

L’articolo si sofferma sui seguenti argomenti:

Le attività dei volontari cinofili

Nel modulo “ Sicurezza dei volontari cinofili”, a cura dei Volontari Formatori per la Sicurezza, si affrontano diversi temi, dai riferimenti normativi relativi alla sicurezza dei volontari, ai ruoli e alle attività svolte con particolare attenzione alle attrezzature, ai rischi, ai dispositivi di protezione e ai comportamenti di autotutela.

Cerchiamo innanzitutto di comprendere le attività svolte dai volontari cinofili.

Sono due le particolari attività cinofile in Protezione Civile:

  • Ricerca dispersi in superficie: “l’attività si prefigge il ritrovamento di persone che per diversi motivi si sono allontanate e di cui si sono perse le tracce”.
  • Ricerca dispersi su macerie: “l’attività si prefigge il ritrovamento di persone che sono rimaste coinvolte nel crollo di un fabbricato”.

E riguardo alla criticità degli scenari si sottolinea che “quale che sia lo scenario in cui il volontario si trovi ad operare è bene che il volontario valuti sempre la situazione in cui si trova ed i comportamenti di autotutela da adottare”. Bisogna “usare sempre il buon senso”. 

Il modulo si sofferma anche sui rischi e indica che per ridurre i rischi è possibile:

  1. “eliminare o limitare il rischio alla fonte con comportamenti di autotutela (prudenza)
  2. avere e indossare i DPI
  3. operare in squadre ben organizzate
  4. rispettare i turni di riposo”.

Ridurre il rischio con i dispositivi di protezione individuale

Il modulo riporta poi molte indicazioni sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), cioè su “qualsiasi attrezzatura indossata e/o tenuta da una persona allo scopo di proteggerla contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la propria sicurezza o salute durante le attività”.

Si ricorda che i D.P.I. sono classificati dalle leggi vigenti in tre categorie:

  • 1° categoria: “i DPI di progettazione semplice destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fisici di lieve entità
  • 2° categoria: i DPI che non rientrano nella 1° o 3° categoria, requisiti essenziali Marcatura CE, dichiarazione di conformità, attestato di certificazione
  • 3° categoria: i DPI di progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente”.

E si riportano i DPI obbligatori e le dotazioni per ricerca in superficie:

  • “Abbigliamento ad alta visibilità (DPI)
  • Occhiali protettivi (DPI)
  • Guanti da lavoro (DPI)
  • Casco con sottogola omologato CE (DPI)
  • Scarpe da escursionismo con protezione della caviglia (dotazione)
  • Torcia frontale (dotazione)”.

Riportiamo dalle slide una immagine relativa ai DPI per ricerca in superficie: 

Riguardo poi alle dotazioni per il cane nella ricerca in superficie si ricorda la pettorina identificativa e si indica che sono consigliati un campanello o beeper e, in caso di intervento in notturna, di applicare una luce sulla pettorina.

Questi i DPI obbligatori e dotazioni per ricerca su macerie:

  • “Abbigliamento ad alta visibilità (DPI)
  • Torcia elettrica frontale (Dotazione)
  • Guanti da lavoro (DPI)
  • Casco con sottogola omologato CE (DPI)
  • Scarpe antinfortunistiche (DPI)
  • Occhiali protettivi (DPI)”.

Sono poi riportate varie altre indicazioni, che vi invitiamo a leggere, sulle dotazioni personali e sulle dotazioni per il cane in ricerca su macerie.

Rischi e comportamenti di autotutela nelle attività di ricerca

Veniamo, infine, ai rischi specifici e ai comportamenti di autotutela.

Riguardo ai rischi generali si ricorda che le attività di ricerca dispersi “si svolgono in qualsiasi condizione di tempo, di visibilità e scenario”. E i fattori di rischio principali “sono pertanto dipendenti:

  • dalla natura del territorio
  • dalle condizioni di visibilità
  • dal clima
  • dalle attività che si svolgono nelle immediate vicinanze della zona d’intervento”.

Questi i rischi specifici nella ricerca in superficie:

  • “Morfologia del terreno
  • Temperatura dell’aria
  • Esposizione ai raggi solari
  • Scarsa visibilità
  • Passaggio su terreni sconnessi
  • Attraversamento zone boschive intricate
  • Interventi in notturna
  • Transito con mezzi fuoristrada su percorsi sconnessi e con scarsa aderenza”.

Questi sono invece i rischi nella ricerca su macerie:

  • “La natura stessa dell’area di intervento
  • Strutture pericolanti
  • Elettrocuzione
  • Fughe di gas
  • Oggetti sporgenti
  • Polveri
  • Macchinari e uomini presenti nell’ area d’intervento”.

Questi sono invece i rischi per il cane:

  • “Bocconi
  • Cacciatori/bracconaggio
  • Morfologia terreno
  • Filo spinato
  • Caseggiati pericolanti
  • Vipere e altri animali”
  • Colpo di calore”.

Veniamo, infine, ai comportamenti di autotutela generali:

  • “Rispettare le procedure operative esistenti e le istruzioni ricevute
  • Rispettare le zone interdette
  • Operare in squadre
  • Conoscere e non superare i propri limiti psicofisici
  • Rispettare i turni di riposo
  • Non iniziare la ricerca in superficie senza un logista cinofilo
  • Conoscere gli strumenti in dotazione (GPSradio- bussola)”.

Questi sono poi i comportamenti di autotutela nella ricerca in superficie:

  • “Controllare frequentemente la propria posizione
  • In caso vi siate persi niente panico (siamo per soccorrere non per essere soccorsi)
  • Mantenere costanti contatti con il campo base
  • Idratare se stessi e il cane con continuità
  • Ripararsi dal freddo o dal caldo
  • Prendere dei periodi per il recupero delle energie proprie e del cane
  • In pratica pensare a se stessi e al proprio cane”.

Questi sono, invece, i comportamenti di autotutela nella ricerca su macerie:

  • “Non salire sulle macerie senza autorizzazione
  • Indossare i DPI necessari
  • Non inviare il cane in aree visibilmente inaccessibili
  • Coordinarsi con le forze operanti nell’area
  • Idratare se stessi e il cane
  • Fare pause per il recupero delle energie proprie e del cane
  • In pratica pensare a se stessi e al proprio cane”.

Sono riportati, infine, due diversi comportamenti di tutela e autotutela:

  • “avere il controllo del proprio cane ed essere sicuri che non abbia comportamenti aggressivi”
  • “prima di operare effettuare sempre un’attenta valutazione dei rischi ed individuare le vie di fuga”.

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

Volontari formatori per la sicurezza, “ Sicurezza dei volontari cinofili”, modulo previsto nel Corso Cinofili – Rev. Gennaio 2017 .

Fonti: Puntosicuro.it