
Mancati infortuni: errori da evitare e azioni efficaci per la prevenzione. Come trasformare i near miss in un’opportunità concreta per migliorare la sicurezza e ridurre il rischio di infortuni. A cura di Claudio Monici, HSE.
Le recenti disposizioni introdotte dal decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito con modifiche dalla legge 29 dicembre 2025, n. 198, hanno nuovamente evidenziato il valore strategico del tracciamento e della gestione dei cosiddetti near miss, ovvero degli eventi che avrebbero potuto causare infortuni ma non lo hanno fatto. Questo argomento è stato più volte approfondito dal nostro giornale non solo attraverso articoli dedicati, ma anche con la realizzazione di interviste e l’organizzazione di convegni.
Proprio per sottolineare le recenti novità normative e tornare a offrire ai nostri lettori suggerimenti su come affrontare la gestione dei mancati infortuni, ospitiamo oggi il contributo – dal titolo “Mancati infortuni: una breve guida” – di un nostro lettore, Claudio Monici, RSPP e HSE Manager con esperienza pluriennale nella SSL.
Mancati infortuni: una breve guida
Con la Legge 29 dicembre 2025 n. 198, i mancati infortuni ( near misses) ricevono un endorsement normativo come uno degli strumenti fondamentali per la prevenzione degli infortuni e nella costruzione della Cultura della Sicurezza.
Recita la Legge 198 che linee guida, i cui destinatari sono le imprese con più di 15 dipendenti, dovranno essere adottate entro un periodo di tempo di 6 mesi (rimango sempre ammirato dagli ottimisti…) per dare indicazioni circa la raccolta, monitoraggio ed analisi dei mancati infortuni. Quindi, imprese che finora avevano sentito a malapena sentito parlare di mancati infortuni dovranno attrezzarsi di procedure, prassi, strumenti per la loro identificazione, raccolta ed analisi.
Quanto segue si rivolge a queste imprese o meglio a quelle che seriamente ed in maniera genuina intendono adottare il tracciamento dei mancati infortuni come strumento di prevenzione.
In qualche anno di lavoro nell’ambito dalla Salute e Sicurezza sul lavoro, ho visto molti sistemi per la gestione dei mancati infortuni e ne ho visti molti fallire. Perché? Per vari motivi e a causa di errori, i più frequenti dei quali sono:
- troppa burocrazia: l’inserimento dello strumento di raccolta dei mancati infortuni in sistemi di gestione altamente burocratizzati era visto nel migliore dei casi come l’ennesimo modulo da riempire senza un reale beneficio; nel peggiore, nessuno si accorgeva che era stato introdotto.
- Riportare un mancato infortunio era terribilmente difficile: questo scoraggia chi vuole segnalare.
- L’organizzazione che richiedeva di riportare i mancati infortuni era la stessa che scartava quelli che giudicava “non pertinenti”, “insignificanti” o addirittura in qualche caso “pericolosi” poiché mettevano in imbarazzo il management.
- Mancanza di feedback. Questo è, a parer mio, la causa più potente del fallimento del sistema di raccolta dei mancati infortuni: segnalare un evento e vedere che, senza riceverne una motivazione, nessuna azione viene presa dall’organizzazione è quanto di più frustrante e micidiale ci possa essere per la volontà di riportarne ancora.
- Mancanza di analisi. La gestione dei mancati infortuni si fermava allo step della raccolta che risultava, quindi, fine a sé stessa.
Quindi che fare?
In primo luogo, spiegare al personale che riportare mancati infortuni è un modo attivo e, da un certo punto di vista, poco impegnativo per contribuire alla sicurezza propria o dei colleghi garantendo che tutti i mancati infortuni saranno tenuti in considerazione comunicando chiaramente che non esistono mancati infortuni “poco significativi”.
Inoltre, nell’implementare un sistema di gestione mancati infortuni fare in modo che il metodo per riportarli sia semplice e non richieda troppi passaggi; sul mercato è tutto un proliferare di strumenti per riportare i near misses in forma elettronica ma spesso potrebbe bastare un semplice form cartaceo disponibile facilmente ed in maniera veloce con pochi campi da compilare (chi segnala, data, reparto/luogo, cosa viene segnalato ed eventualmente una proposta per evitarne un nuovo accadimento con conseguenze magari peggiori).
Bisogna poi istituire un sistema di feedback ai segnalatori e questo è fondamentale. Se non si vuole passare attraverso un sistema di feedback individuale poiché il numero di mancati infortuni segnalati è considerevole, si può pensare ad esempio di esporre in bacheche della Sicurezza l’elenco dei mancati infortuni segnalati in una settimana o in un mese indicando per ciascuno se e quali azioni la Direzione ha deciso di intraprendere.
Una volta in possesso di un numero sufficiente di mancati infortuni, vanno analizzati per valutarne eventuali trend o per identificare attività/operazioni nelle quali l’incidenza dei mancati infortuni è più alta; anche una frequenza sopra la media di mancati infortuni in un determinato reparto o area potrebbe indicare un problema sottostante. Durante questo tipo di analisi le sorprese non mancheranno. Ovviamente l’analisi non deve essere fine a se stessa ma dovrà innescare un’analisi più approfondita con eventuali azioni.
Senza ombra di dubbio, comunque, la cosa più importante da comunicare alle persone nel presentare un sistema di gestione dei mancati infortuni è la risposta alla domanda del titolo: che cosa sono i mancati infortuni? Deve essere spiegato che i mancati infortuni devono essere considerati per quello che sono: un “regalo”. Non si tratta infatti di un regalo il fatto che si sia verificato un evento a causa di lacune magari non note del proprio SGSS senza che ci fossero conseguenze per le persone? Siamo stati avvertiti che qualcosa può succedere e che quindi qualcosa deve essere fatto. Subito. O quanto meno il prima possibile.
Fonti: Puntosicuro.it. Claudio Monici (RSPP, HSE)