
L’importanza della formazione nella prevenzione delle aggressioni nei luoghi di lavoro e i percorsi formativi destinati alla prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
Riguardo al rischio, diffuso in molti comparti lavorativi, di violenze, molestie e aggressioni, abbiamo più volte ricordato quanto sia importante una corretta attività di informazione e formazione per rendere i lavoratori e i vari altri attori della prevenzione aziendale consapevoli del rischio e delle possibili misure di prevenzione.
Proprio per parlarne abbiamo ospitato nei giorni scorsi un interessante contributo di Renata Borgato, formatrice e docente di grande esperienza, dal titolo “L’importanza della formazione nella prevenzione delle aggressioni nei luoghi di lavoro”. Un contributo molto ricco di informazioni che abbiamo suddiviso in due parti.
Una prima parte – inserita nell’articolo “ La prevenzione delle aggressioni nei luoghi di lavoro: attività di informazione” – dedicata, come è evidente, alle fasi di informazioni dirette a tutto il personale per inquadrare correttamente il tema. E una seconda parte, che pubblichiamo oggi, che affronta all’attività di formazione con riferimento ai percorsi formativi destinati alla prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
L’importanza della formazione nella prevenzione delle aggressioni nei luoghi di lavoro – seconda parte
Formazione
All’informazione si aggiungerà una formazione progettata tenendo conto dei risultati della valutazione, diretta ai soggetti che possono essere sottoposti ad aggressioni o violenze.
La riduzione di aggressioni e molestie deriva soprattutto dall’azione concomitante di condizioni organizzative, relazionali e umane mirate e da un accresciuto senso di padronanza delle situazioni. La formazione ha lo scopo di migliorare la capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di riconoscere le fonti di rischio e gestirne gli effetti, affrontando tempestivamente eventuali situazioni di conflitto e imparando a gestire lo stress insito nella situazione e a controllare le reazioni emotive.
Quando è finalizzata alla crescita complessiva delle persone, la formazione specifica acquisisce una valenza molto più ampia e dilata i suoi effetti da un contesto all’altro. Può quindi superare i limiti che spesso la fanno concepire come specifica e persino circoscritta e divenire un’occasione per sviluppare vere esperienze di cultura umanistica, cioè contribuisce alla crescita complessiva delle persone.
Serve dunque una formazione in grado di suggerire e stimolare una visione d’insieme, in grado di sollecitare l’autonomia della persona ma anche a rapportarsi correttamente con l’inesorabile interazione con gli altri, finalizzata a valorizzare la libertà dei singoli ma dentro un contesto di responsabilità e di interazione con gli altri
La formazione costituisce in questo caso un intervento che coinvolge in modo sistemico tutti i soggetti che operano in azienda, un’occasione perché tutta l’impresa apprenda
Effetti veramente rilevanti possono essere raggiunti solo attraverso modalità attive, scelte di volta in volta con riferimento ai destinatari, al contesto e agli obiettivi specifici. Non deve, però, essere mai dimenticato l’obiettivo di fondo, cioè il rafforzamento delle persone in quanto singoli e componenti di un gruppo di lavoro.
Per comportarsi adeguatamente in caso di aggressione non basta una formazione tecnica, che insegni come agire, ma serve qualcosa di più.
Se questo è vero per quanto riguarda i lavoratori, il discorso diventa ancor più complesso se pensiamo alle figure dei dirigenti e dei preposti che con le loro modalità di gestione possono influenzare i sottoposti.
Scegliendo in relazione al contesto organizzativo, agli argomenti specifici, ai destinatari, alle risorse disponibili e alla composizione dei gruppi chi progetta i percorsi formativi destinati alla prevenzione primaria e secondaria e terziaria di aggressioni e molestie potrà utilizzare di volta in volta metodologie diverse. Le metodologie trasmissive non hanno su questo terreno grandi possibilità di incidere e si suggeriscono metodologie attive.
I soggetti da formare
- Figure apicali.
- Preposti
- RLS
- Lavoratrici e lavoratori. Un’attenzione particolare dovrà essere alla formazione degli smart worker proprio in ragione della specificità delle caratteristiche del loro lavoro.
La formazione può essere erogata con vari obiettivi di prevenzione:
- primaria o preventiva
- secondaria o protettiva
- terziaria o riparatoria
Qualora sia necessario i/le partecipanti possono essere divisi in gruppi omogenei in relazione al grado di potenziale esposizione. I destinatari principali sono i membri dell’organizzazione che ricoprono ruoli direttamente esposti al rischio, quindi a contatto con i soggetti potenzialmente ostili, siano essi dipendenti o utenti. In entrambi i casi la documentazione presente nel luogo di lavoro permette di individuare luoghi e soggetti più a rischio.
Formazione con funzione di prevenzione primaria
La prevenzione primaria contribuisce a migliorare la capacità di modificare o eliminare le fonti di rischio di aggressioni e molestie intrinseche all’ambiente di lavoro e quelle che traggono origine dagli atteggiamenti e dagli comportamenti delle persone.
Una parte rilevante degli interventi formativi sarà dedicata alla comunicazione, che in molti in casi costituisce l’innesco dell’aggressione e alle modalità per usarla strategicamente per interrompere l’escalation della violenza.
Un altro aspetto da trattare è lo stretto collegamento tra il cattivo clima organizzativo e le relazioni disfunzionali e il prodursi di aggressioni e molestie.
Un intervento standard (ovviamente da contestualizzare nella situazione specifica) di prevenzione primaria può proporre i seguenti temi:


Formazione con funzione di prevenzione secondaria
La prevenzione secondaria ha ancora una funzione preventiva in quanto prepara a cogliere precocemente i segnali prodromici delle aggressioni o delle molestie e ad accrescere la capacità di gestire tali eventi. Mentre il livello protettivo primario si fondava soprattutto su aspetti tecnici, organizzativi e gestionali, il secondario interviene prevalentemente sulle persone.
Molte delle attività formative previste per dare strumenti di prevenzione primaria possono essere declinate anche in un’ottica di prevenzione secondaria.
Un intervento standard (ovviamente da contestualizzare nella situazione specifica) di prevenzione secondaria può proporre i seguenti temi:


Formazione con funzione di prevenzione terziaria
La formazione terziaria è una strategia reattiva di limitazione del danno, che agisce sul contenimento delle conseguenze di aggressioni e molestie piuttosto che sulla rimozione delle cause. Gli interventi che rientrano in questa categoria sono prevalentemente individuali perché mettono al centro il soggetto e le sue capacità personali, come la comunicazione e la gestione dello stress.
Un forte impegno sul fronte delle azioni preventive di rimozione delle fonti strutturali di rischio diminuirebbe drasticamente la necessità di ricorrere a interventi di livello terziario. Occorre tenere presente che le situazioni traumatiche, al di là degli sforzi profusi a posteriori, rischiano di compromettere in maniera drammatica il senso di sicurezza che ciascun lavoratore solitamente associa alla permanenza nel suo luogo di lavoro.
Il livello riabilitativo o terziario comprende tutti quegli interventi che vengono messi in atto quando i primi due livelli di salvaguardia falliscono, la crisi è ormai esplosa e non resta altro che sanare gli effetti più in fretta possibile: ci si trova nella fase dell’elaborazione del trauma, della riabilitazione fisica e psicologica dei soggetti coinvolti. Ciò può derivare dal fallimento dei segnali d’allarme colti per tempo, dall’ostilità e dal cattivo clima interno dell’organizzazione.
Lo scopo essenziale degli interventi a livello terziario o riabilitativo è quello di minimizzare le conseguenze dannose degli episodi di aggressioni e molestie per prevenire ulteriori danni, i sensi di colpa che possono insorgere nella vittima in seguito all’aggressione e che potrebbero indurla a non denunciare l’episodio e limitare le conseguenze negative dell’evento.
In questa fase devono essere previste forme di sostegno alla vittima per contenere gli effetti dannosi dell’accadimento attraverso strategie di defusing.
Fonti: Puntosicuro.it, Renata Borgato