Un progetto multimediale si sofferma sulla tutela della salute e sicurezza nel settore tessile e abbigliamento. Il ciclo produttivo, i principali rischi, le situazioni da valutare in azienda e un elenco di possibili misure di prevenzione.

Uno dei settori rilevanti della nostra economia, oltre a quello relativo al comparto agroalimentare, su cui PuntoSicuro si è recentemente soffermato, è il settore tessile-abbigliamento che è composto da una “filiera particolarmente articolata che parte da aziende che si occupano della produzione di filati e tessuti e arriva fino a quelle operanti nella confezione di intimo, abbigliamento e biancheria per la casa”.

Un comparto che è rappresentato in prevalenza da “imprese di piccole e medie dimensioni, spesso specializzate in una singola fase lavorativa (taglio, cucito, ecc.)”. E che ha avuto un’evoluzione in questi ultimi decenni, “soprattutto ad opera delle aziende di dimensioni rilevanti”, che ha portato allo “spostamento della maggior parte delle lavorazioni in serie dei capi in aziende estere, mantenendo in Italia lo svolgimento delle fasi di progettazione dei modelli e realizzazione dei campioni, di controllo dei capi prodotti all’estero, di immagazzinaggio, distribuzione e le funzioni commerciali”.
A presentare in questo modo il settore dell’abbigliamento è uno dei documenti prodotti correlati al progetto Impresa Sicura, un progetto multimediale – elaborato da EBER, EBAM, Regione Marche, Regione Emilia-Romagna e Inail – che è stato validato dalla Commissione Consultiva Permanente come buona prassi nella seduta del 27 novembre 2013 e che si è occupato in questi anni della sicurezza in vari comparti lavorativi.

Il documento “ImpresaSicura_L’abbigliamento”, che affronta in particolare le tematiche relative alla salute e sicurezza legate alla produzione di capi di confezione e maglieria, segnala che il ciclo produttivo può essere riassunto nelle seguenti fasi:

– confezione: creazione stilistica del modello, ricevimento, controllo, preparazione del tessuto, taglio del tessuto, confezione del capo, controllo stoccaggio e spedizione capo finito;

– maglieria: materie prime (filati), finissaggio e tintura, tessitura, taglio tessuti, confezionamento, stiro e controllo, stoccaggio spedizione.

E il rischio infortunistico è legato essenzialmente “all’utilizzo di macchine quali taglierine, seghe a nastro, per quanto riguarda le ferite alle mani, alle presse-stiro, per il rischio di contusioni e ustioni alle punture con aghi nelle fasi di cucito”. Spesso la diffusione dei fattori di rischio è legata all’utilizzo di macchine “per le quali non vengono utilizzati (o vengono bypassati) i dispositivi antinfortunistici, e all’assenza o non adeguatezza delle misure di prevenzione”.

Inoltre a seconda delle fasi lavorative si possono avere rischi di esposizione a: polveri; posture incongrue, fisse e movimenti ripetitivi; movimentazione manuale dei carichi; solventi e altre sostanza chimiche; rumore; vibrazioni meccaniche (che interessano il segmento mano-braccio, come nell’uso di utensili portatili, sia il corpo intero, per l’uso di carrelli elevatori).

Il documento si sofferma poi sui principali rischi infortunistici per ogni fase del ciclo produttivo e riporta le principali situazioni da valutare in azienda.

Infatti, come abbiamo visto, negli ambienti di lavoro delle aziende che producono abbigliamento, confezione e maglieria, “esistono numerose situazioni di pericolo che, in particolari casi, possono dar luogo a veri e propri rischi con conseguenze anche gravi per la salute” e per una completa e corretta valutazione dei rischi aziendali devono essere presi in considerazione:

– “rischi legati alla sicurezza di macchine, attrezzature, ambienti e locali di lavoro;

– rischi di natura igienico-ambientale legati alla presenza di fattori fisici (rumore, vibrazioni, ecc.), chimici (polveri, vapori e sostanze chimiche in genere sia utilizzate come materie prime che prodotte dalle lavorazioni);

– rischi di natura organizzativa ritmi usuranti, turni di lavoro stressanti;

– rischi di natura ergonomica legati alle postazioni di lavoro (movimentazione manuale di carichi, posture incongrue, movimenti ripetitivi, uso eccessivo di forza)”.

E a seguito della valutazione dei rischi possono essere adottate misure di prevenzione di tipo tecnico (ad esempio impianti), organizzativo (ad esempio organigramma aziendale, mansionari, ecc.), procedurale (procedure e istruzioni operative di lavoro), relative a formazione, informazione e addestramento dei lavoratori (riguardo ai rischi connessi alle lavorazioni e alla gestione dei casi di emergenza), relative alla sorveglianza sanitaria.

Sono presentate nel documento, a livello esemplificativo, alcune possibili misure di prevenzione relative a vari fattori di rischio. Ne riportiamo alcune.

Impiego delle attrezzature di lavoro:

– “organi lavoratori, organi di trasmissione del moto, altri elementi mobili pericolosi: devono essere provvisti di ripari, dispositivi di sicurezza o segregati in modo da impedire contatti accidentali;

– movimentazione carichi con carrelli elevatori: garantire la stabilità del carico, prevedere percorsi o aree riservate ai mezzi di sollevamento e trasporto, assicurare la perfetta visibilità durante le operazioni;

– transito veicoli: garantire la larghezza sufficiente per il passaggio di veicoli e pedoni, segnalare le zone di transito, limitare la velocità, mantenere i pavimenti con superficie regolare e uniforme, assicurare adeguata visibilità”.

Metodi di lavoro e disposizione degli impianti:

– “posti di lavoro con limitata disponibilità di spazio: garantire lo spazio necessario ai movimenti dei lavoratori tenendo conto delle modalità di lavorazione, dell’uso di macchine e delle aree di stoccaggio;

– pavimenti sconnessi o scivolosi: rendere uniforme la superficie dei pavimenti, usare scarpe con suola anti-sdrucciolevole, mantenere pulito il pavimento da materiali scivolosi;

– pedane di lavoro: garantire la sicurezza dell’appoggio del piede e mantenere la pedana in buono stato di conservazione;

– uso di Dispositivi Individuali di Protezione (DPI): i DPI messi a disposizione e utilizzati, oltre ad essere funzionali e confortevoli, non devono costituire un pericolo ulteriore (ad esempio: cuffie che possono impedire la ricezione di segnali di avvertimenti, guanti sfilacciati, ecc.);

– procedure e metodologie di lavoro: controllare che l’utilizzo delle attrezzature sia appropriato alle finalità per cui sono state progettate e costruite, seguendo le indicazioni contenute nel ‘Manuale d’uso e manutenzione’”.

Esposizione a sostanze o preparati pericolosi per la sicurezza e salute:

– “inalazione polveri: aspirazione localizzata, pulizia dei locali con aspirapolvere, uso di DPI adeguati per le vie respiratorie;

– inalazione di vapori e assorbimento cutaneo di sostanze presenti nei prodotti per il trattamento dei capi e dei tessuti: scegliere prodotti a bassa tossicità, aspirare localmente vapori e nebbie, uso di DPI adeguati”.

Interazioni tra posto di lavoro e fattori umani:

– “mansioni che richiedono conoscenze particolari sui materiali, gli strumenti e le macchine utilizzate (sia per lo svolgimento del lavoro sia per la sicurezza dell’operatore e dei suoi colleghi): adibire personale qualificato e specializzato alle operazioni che prevedono l’uso di macchine complesse, lavori di manutenzione e l’utilizzo di sostanze pericolose;

– lavori e procedure che richiedono precise norme di comportamento: stilare protocolli di lavoro e verificarne periodicamente l’osservanza;

– variazione delle normali condizioni o procedure di lavoro: informare sui comportamenti da tenere in caso di condizioni anomale di lavoro (arresto improvviso di macchine, guasti, necessità di azionare allarmi, ecc.);

– utilizzo di dispositivi individuali di protezione adeguati: verificare il grado di protezione dei DPI e le possibilità di utilizzo nelle mansioni che espongono a rischio;

– scarsa motivazione alla prevenzione e alla sicurezza: informare il personale sui principali fattori di rischio del comparto lavorativo e in particolare di quelli legati alla mansione specifica (anche analizzando infortuni già accaduti o malattie professionali manifestatesi);

– posizioni di lavoro non ergonomiche: analizzare la disposizione del posto di lavoro e riprogettarla secondo principi di ergonomia”.

Concludiamo segnalando che il documento, che vi invitiamo a leggere integralmente, si sofferma anche su alcune possibili misure di prevenzione in riferimento a:

– impiego dell’elettricità;

– esposizione ad agenti fisici;

– fattori ambientali e di lavoro;

– fattori psicologici;

– organizzazione del lavoro.

Rimandando a futuri articoli l’approfondimento delle buone prassi per la prevenzione dei vari rischi nel settore, riportiamo infine un estratto dell’indice generale del documento di Impresa Sicura:

Capitolo 1 Il comparto

1.1 L’Abbigliamento: confezione e maglieria

1.2 Principali rischi infortunistici

1.3 Principali situazioni da valutare in azienda

1.4 Lavorazioni a domicilio

1.5 Formazione e informazione

Capitolo 2 L’Abbigliamento: confezione

2.1 Introduzione

2.2 Materie prime

2.3 Fasi di lavorazione

2.4 il jeans: trattamenti particolari

2.5 Principali macchine ed impianti del comparto confezione

Schede Riepilogative dei rischi per la salute nelle fasi di ciclo produttivo del settore Abbigliamento: Confezione

Capitolo 3 La Maglieria

3.1 Introduzione

3.2 Materie prime

3.3 Fasi di lavorazione

3.4 Etichettatura e manutenzione dei manufatti a maglia

3.5 Principali macchine ed impianti del comparto maglieria

3.6 Prodotti chimici e polveri nella produzione di maglieria

Capitolo 4 Sicurezza

4.1 Sicurezza elettrica

4.2 Sicurezza generale delle macchine

4.4 Sicurezza generale: coordinamento e organizzazione

4.4.1 Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera (art.26)

4.4.2 Disposizioni generali in materia di gestione delle emergenze

4.4.3 Misure di primo soccorso aziendale

4.4.4 Prevenzione incendi

4.4.5 Pianificazione delle misure di emergenza

4.4.6 Sistemi di organizzazione e di gestione

4.5 Lavorazioni a domicilio

Appendici

Capitolo 5 Igiene industriale

5.1 Rumore

5.2 Vibrazioni

5.3 Rischio chimico e cancerogeno

5.4 Impianti di ventilazione e aspirazione localizzata

5.5 Campi elettromagnetici

Appendici

Capitolo 6 Ambienti di lavoro ed emergenze

6.1 Luoghi di lavoro

6.2 Illuminazione

6.3 Microclima

6.4 Luoghi di lavoro e rumore

6.5 Atmosfere potenzialmente esplosive

6.6 Norme antincendio

6.7 Segnaletica di sicurezza

Capitolo 7 Dispositivi di protezione individuale

7.1 Introduzione

7.2 Dispositivi di protezione

7.3 Attribuzione e uso appropriato dei DPI

7.4 Quando sono necessari i DPI

7.5 Non costituiscono DPI

7.6 La scelta dei DPI

7.7 Definizione

7.8 Obbligo di uso

7.9 Requisiti

7.10 Scelta

7.11 Regole interne di approvvigionamento

7.12 Informazione, formazione, addestramento

7.13 Consegna

7.14 Utilizzo e vigilanza

7.15 Pulizia e manutenzione

7.16 Normativa di riferimento

Appendici

Capitolo 8 Aspetti sanitari

8.1 Sorveglianza Sanitaria

8.2 Primo soccorso

8.3 Lavoratori minorenni

8.4 Lavoratrici madri

8.5 Aspetti sanitari nel comparto “abbigliamento: confezione e maglieria”

Capitolo 9 Ergonomia

9.1 Sovraccarico biomeccanico del rachide da MMC

9.2 Sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

Appendici

Il sito “ Impresa Sicura”: l’accesso via internet è gratuito e avviene tramite una registrazione al sito.

Fonti: Puntosicuro.it, Impresa Sicura